La storia

Nel 1853 un gruppo di cittadini lanzesi da inizio ad una società che intende curare l’annuale festa che si tiene presso la cappella. L’iniziativa viene ufficialmente formalizzata dieci anni dopo, l’8 settembre 1863, quando ventotto soci sottoscrivono l’Atto di costituzione dell’Associazione denominata Abbadia di Loreto.

Lo spirito che anima queste persone è l’attaccamento al piccolo Santuario ed alla sua Madonna, lo stesso che nel 1731 aveva spinto i particolari delle braide a fondare la Compagnia dei Divoti (curiosamente anche allora i firmatari erano in numero di ventotto).

Ora però l’atteggiamento sembra essere più laico: l’obiettivo è solennizzare la festa, senza alcuna interferenza con la gestione spirituale e materiale del Santuario, che continua ad essere amministrato dalla Compagnia di S.Giuseppe.

I vari Regolamenti che si susseguono e le relazioni contenute nel Registro, scandiscono negli anni la vita, le difficoltà e le iniziative dell’Associazione da quel lontano 1853 fino ad oggi. Vicende ottimamente riassunte e valorizzate nel bel volume di Ines Poggetto pubblicato nel 1989 a cura dell’Abbadia di Loreto.

La bandiera

La bandiera è simbolo fondamentale nella vita associativa dell’Abbadia. L’uso ed il cerimoniale che la riguardano sono per questo precisi e rigorosi. Custode ne è il Presidente per tutto il periodo del suo mandato. Essa doveva essere accolta e restituita, alla presenza di tutti i soci, il mattino della Festa annuale. In origine è il primo priore che ha l’onore di portarla. Con la bandiera si partecipa al funerale dei soci, primo fra gli obblighi associativi, si presenzia alle processioni e la si esibisce nelle occasioni ufficiali. Ad esempio sappiamo che fu abbrunata alle solenni esequie per la morte del re Vittorio Emanuele II e del papa Pio IX nel 1878.

L’uso frequente ne rende necessario il rinnovo e nei registri troviamo minuziose descrizioni delle sue caratteristiche: deve essere di moella di seta, sul verso bianco è effigiata la Madonna di Loreto, sul verso azzurro è dipinta la facciata del Santuario.

Nuove bandiere furono benedette emesse in uso nel 1894 e nel 1911. Nel 1964 i priori dell’anno ne donarono una nuova. La bandiera attualmente in uso è stata confezionata nel luglio 1987.

I Priori

A seconda del contesto storico-geografico la figura del priore di una festa può assumere significati e funzioni diverse. Nel caso dell’Abbadia di Loreto i priori conservano la caratteristica di incaricati annuali. Lo Statuto del 1864 stabilisce che siano tre e che siano scelti, per sorteggio, tra gli associati. Appena pochi anni dopo sono chiamati, durante il priorato, anche a far parte della Direzione dell’Associazione.

Il Regolamento del 1872 aggiunge ai priori anche due compriori. Fanno tutti parte del Direttivo e devono essere scelti fra i soci più anziani. Il primo priore funge da vicedirettore e da portabandiera. In seguito i priori diventano due, ma sono affiancati da due supplenti e da un portabandiera. Le cose cambiano nell’ultimo dopoguerra: al sorteggio si preferisce una scelta che tenga conto anche della generosità di chi ambisce all’incarico. Dal 1983 i due priori sono affiancati dalle loro consorti: sarà un caso, ma sono passati esattamente cent’anni da quando un socio, tale Francesco Coletto, aveva proposto di aprire l’Associazione alle donne, alle mogli ed ai figli dodicenni. Allora era rimasto inascoltato e l’Abbadia rimase ancora a lungo una faccenda “da uomini”.

Le opere

L’Abbadia, che in origine non ha lo scopo di provvedere alla manutenzione del Santuario, si impegna sempre di più, almeno a partire dagli anni ’30, anche in questa direzione. Nel dopoguerra, specie dagli anni ’70, si intensificano miglioramenti, restauri e nuove opere fino alla recentissima pavimentazione del sagrato e delle vie di accesso ed alla edificazione, presso il campo di calcio, di un basso fabbricato con funzione di magazzino. Tutte realizzazioni importanti, come del resto in precedenza il restauro del torrione, i diversi interventi sulla cappella o l’impianto di illuminazione, rese possibili negli anni sia da contributi pubblici che da risorse interne frutto del dinamismo e della buona volontà di tanti soci e simpatizzanti.

La poesia

Ines Poggetto, Pagine di storia lanzese: la Cappella e l’Abbadia di Loreto dal 1600 ad oggi, Lanzo 1989.

LORÉT

Lorèt, cita cesiòta bianca e sola
an mes al vert dij pra e dle gasìe,
angënojà sij tò scalin ëd pera
am pias recité pian j’Ave Marie.

Më smìa ‘d sente la presensa cara
‘d tuti ij mè mòrt ch’a l’han già pregà sì,
më smìa d’avèj sì davzin a mi
mia nòna ch’a cioson-a sò Rosari.

E i vëdo lontan la gran famija
portà për ‘l mond da le vèntà dla vita.
E i prego che sì ‘nt la cesa cita
a s’artreuvo un bel di ij fratej dispèrs.

Ché sempre, ‘nt ël fastidi dle sità,
sij pont da murador ò ‘nt la fusin-a,
quand ch’a torna toa festa, Madonin-a,
ël cheur ëd tuti a l’ha un pènsé për ti.

E a riseugno sti scalin ëd pera
e la Madòna nèira e ‘l President
che, fier ëd soa cocarda e ‘d soa famija,
comprava, sensa tanti compliment,

doi sòld d’ofele pien-e ‘d bej disègn,
a-j na dasìa un tòch a pr’un, peuj: “Via!
andé a recité n’Ave Maria
a la Madòna ch’an dësmentia nen”.

E ‘ntant la banda coma ch’a sonava!
mentre le stèile su ‘nt ël cel lusìo
e ij mortarèt pian pian as dëstissavo.

Ines Poggetto, 1954

LORETO

Loreto, piccola chiesetta bianca e sola
nel verde dei prati e tra le acacie,
inginocchiata sui tuoi scalini di pietra
mi piace recitare piano le Ave Marie.

Mi sembra di sentire la presenza cara
di tutti i miei defunti che hanno pregato qui,
mi sembra di avere qui vicino a me
mia nonna che sgrana il suo Rosario.

E vedo lontano la grande famiglia
portata nel mondo dal vento della vita.
E prego perché in questa piccola chiesa
si ritrovino un bel giorno i fratelli dispersi.

Che sempre, nel fastidio delle città,
sui ponteggi da muratore o nell’officina
quando torna la tua festa, Madonnina
il cuore di tutti abbia un pensiero per te.

E tornano a sognare questi scalini di pietra
e la Madonna nera ed il Presidente
che, fiero della sua coccarda e della sua famiglia
comprava, senza tanti complimenti,

due soldi di ofele piene di bei disegni,
ne dava un pezzo ciascuno, poi: “Via!
andate a recitare un’Ave Maria
alla Madonna che non ci dimentichi”.

Ed intanto la fanfara come suonava!
Mentre le stelle su nel cielo luccicavano
ed i mortaretti pian piano si spegnevano.

Ines Poggetto, 1954